Pandetta del Passo della Lorda

Pandetta del Passo della Lorda
Pandetta del Passo della Lorda

La Pandetta era una tassa di pedaggio scolpita su due lastre di pietra calcarea di complessivi 1.90 mt per 1.60 mt; un tempo erano collocate al passaggio sul ponte del torrente Lorda che segnava il confine a nord tra il territorio di Macchia d’Isernia con quello di Monteroduni. Gli antefatti del pedaggio della Lorda sono i seguenti: i feudi di Macchia e Monteroduni dal 1505 erano sotto un solo feudatario, la famiglia d’Afflitto. Nel 1564 Ludovico II° d’Afflitto vendette Macchia a Giovanni Battista Ravaschieri, dichiarando che la sua famiglia l’aveva acquistato con i passaggi annessi; a sua volta il Ravaschieri nel 1570 rivendette Macchia col passo a Luigi della Marra. In realtà i pedaggi erano due: uno al confine con Monteroduni sulla Lorda e l’altro sul fiume Cavaliere (detto Vado dei Cavalieri) tra Macchia ed Isernia. In un primo momento, quando la proprietà dei due passi era unica, il pedaggio si pagava una volta sola; al mutare della scena, quando la proprietà dei due feudi si differenziò, si doveva pagare due volte.  Del resto in tutto il Regno si lamentavano inconvenienti del genere; per cui nel 1569, dietro pressanti richieste, il duca di Alcalà, vicerè, decise di porvi rimedio, delegandone l’incarico al tribunale della Summaria. A sua volta questo tribunale conferì pieni poteri al suo presidente Annibale Moles. Da vari documenti depositati presso la Summaria risulta che tutti i baroni del Regno nel 1570 furono invitati ad esibire i titoli dei pedaggi che esigevano. Per la causa Macchia-Monteroduni che fu trattata nello stesso anno 1570, venne citato il Ravaschieri che giustificò documentariamente il pedaggio in uso. Contestualmente però venne imposto da Annibale Moles, Commisario della causa, che l’esazione si facesse, senza alcuna alterazione, secondo la tariffa antica che veniva ripresentata ed allegata alla sentenza. Veniva inoltre sancito che la tassa di pedaggio non poteva riscuotersi duplicatamente per la Lorda e per il Cavaliere ma una sola volta. Pertanto la tabella delle varie tasse di pedaggio, ad evitare abusi, doveva essere esposta a vista dei passeggeri e i due ponti diruti dovevano subito essere ripristinati. Si istituì inoltre la scafa, come servizio alternativo alla funzionalità dei ponti; ma ne rimasero aggravati i passeggeri che, oltre ai diritti del passo, dovevano pagare il traghettamento per sè e per la merce trasportata.
Per circa due secoli il passo della Lorda, che doveva collegare Macchia con Monteroduni, divenne il punto in cui si videro contrapposte le comunità, perchè il barone di Macchia riteneva che il passo era sito nel territorio di sua giurisdizione e il principe di Monteroduni dichiarava altrettanto.  Sicuramente fu questo uno dei motivi per cui si arrivò alla realizzazione di un nuovo ponte sulla Lorda. Le ultime dispute risalgono al 1806, quando il 2 agosto, il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo. Dopo questa data non si parlerà più di pedaggio.